|
Introduzione - 1^ Puntata di Alessandro De Rosa Questa rubrica intende illustrare e delineare in maniera sintetica, anche se l’argomento è oggetto di dibattito nel mondo accademico, un quadro dell’atletica e dello sport nell’antichità, nella fattispecie nel mondo greco. La tradizione atletica del mondo classico, oltre ad essere all’origine dello sport moderno, è per gli occidentali e per noi italiani in particolare, storia e tradizione, dunque parte integrante della nostra cultura millenaria. Naturalmente ci si soffermerà nello specifico sugli aspetti riguardanti l’Atletica, in particolare la corsa, tenendo in considerazione anche le altre discipline praticate negli agoni, per dare un quadro chiaro dell’importanza e del valore dell’aspetto sportivo per gli antichi Greci. Lo sport per gli antichi Greci era visto in maniera del tutto differente rispetto all’accezione contemporanea.
La pratica dell’Atletica e di tutte le altre attività fisiche era legata alla sfera religiosa, ovvero gli agoni erano parte integrante dell’aspetto sacro e della sua ritualità, e come tali erano intesi e vissuti in quanto i partecipanti erano alla ricerca dell’eccellenza, della vittoria, per primeggiare ed avere un rapporto privilegiato col dio. Infatti i vincitori, in particolare quelli dei giochi olimpici, erano considerati esseri divini. In questa parte introduttiva faremo un accenno alle discipline che si svolgevano negli agoni ellenici, per poi illustrare le discipline proprie dell’atletica, delineandone, ove possibile, l’origine, e illustrandone le caratteristiche tecniche e di svolgimento. Si accennerà anche ai principali agoni che si svolgevano nell’antica Grecia, di cui successivamente si delineerà una breve storia, dagli aspetti rituali a quelli organizzativi, mettendo l’accento sul legame fra sacro e sport, indispensabile per comprendere il valore che l’aspetto agonale aveva nel mondo ellenico. Possiamo definire gli antichi Greci i padri dell’Atletica moderna, in quanto per primi stabilirono ed in un certo senso canonizzarono le regole delle diverse gare e tutto questo a partire dal 776 a.C., anno in cui si celebrarono le prime Olimpiadi. Accanto ai Giochi Olimpici, vi erano altre feste dove si svolgevano giochi panellenici, a sottolineare l’importanza degli agoni sportivi. I principali erano i Giochi Pitici, che si svolgevano a Delfi durante le feste pitiche, i Giochi Istmici, che si svolgevano presso il santuario di Poseidone vicino Corinto, i Giochi Nemei, che si svolgevano nella Valle Nemea nell’Argolide settentrionale, e i Giochi Panatenaici, che si svolgevano ad Atene durante la festa delle Panatenee. L’Atletica. Le gare di corsa. Il bisogno di misurarsi è stato sempre insito nell’uomo e la corsa è stata sicuramente uno dei primi, se non addirittura il primo, modo di confrontarsi fra gli uomini. Nell’antica Grecia la pratica della atletica, come delle altre discipline, aveva un carattere sacrale intimamente legato alla guerra in quanto imitazione di essa, fondamentale nell’educazione della mente e del corpo. Di questo aspetto ce ne dà testimonianza Omero nell’Iliade, quando descrive i Mirmidoni di Achille che “si dilettavano nel disco, nel giavellotto e nel lancio delle frecce” (Iliade, II, vv. 773-774). Inoltre va ricordato che lo stesso Omero definisce Achille, il principale eroe della guerra di Troia, nonché il guerriero più forte, “piè veloce” a volere indicare il suo primeggiare anche nella corsa. Le principali competizioni, che oggi definiremo proprie dell’Atletica, erano la Corsa, il Salto, i Lanci, il Péntathlon. Accanto a queste discipline vi erano il Pugilato, il Pancrazio ovvero la lotta, le gare ippiche e le gare di araldi, classiche discipline olimpiche. Vanno inoltre ricordate altre competizioni che si svolgevano negli altri giochi, come le gare poetiche, molto importanti alle Pitiche, ma c’erano anche concorsi letterari e musicali e gare di danza. Per quanto riguarda la corsa vi erano diverse gare, che prendevano il nome dalla distanza da coprire. Le principali gare di corsa erano lo Stàdion, il Dìaulos e il Dòlichos, che erano le classiche discipline olimpiche, come diremmo oggi, visto che si svolgevano ad Olimpia. Insieme ad esse vanno ricordate l’Ippios dromos, l’Oplitodromìa e Lampadedromìa; infine lo Stàdion femminile, che si svolgeva solo alle Heraia, le feste in onore di Era che si svolgevano ad Olimpia. Lo Stàdion era una gara di velocità che si svolgeva sulla distanza dello stàdion, appunto, che differiva da agone ad agone (circa 200m). È dal nome di questa gara che prende il nome l’odierno stadio. Ad Olimpia lo stàdion misurava 192,27m; ai giochi Pitici misurava 177,50m; ad Epidauro misurava 181,30m, mentre a Pergamo 210m. La gara consisteva nel percorrere la lunghezza dello stadio, partendo solitamente da una linea tracciata sul terreno o da una lastra di pietra detta balbìs, ed era disputata da tre categorie, ragazzi, efebi, adulti. La partenza, da fare in piedi, veniva data con uno squillo di tromba, mentre la falsa partenza veniva punita con una bastonata. Lo stàdion rivestiva un importantissimo ruolo rituale, soprattutto perché gli atleti si contendevano il privilegio di accendere il fuoco dell’altare di Zeus Olimpio. Questa fu la prima gara olimpica e rimase l’unica fino alla XIV olimpiade (724 a.C.). Il Diaulos è il doppio stàdion, dunque corrisponde agli attuali 400m. Essa venne introdotta nella XIV olimpiade a fianco allo stàdion e la sua origine è legata alla cerimonia iniziale, in cui gli araldi percorrevano lo stadio una volta per invitare il pubblico al rito, poi ritornavano indietro per annunciare l’inizio della festa e degli agoni. Infatti la gara si svolgeva partendo nelle stesse modalità dello stàdion, poi si girava intorno al traguardo della gara più breve per poi arrivare alla linea di partenza. Il Dòlichos è una gara di corsa prolungata, dunque una gara di resistenza, o meglio di mezzofondo, di cui non si conosce la distanza precisa, in quanto le fonti ne citano diverse, dai 7 ai 24 stàdia, ovvero da 1,35km a 4,6km. Doveva svolgersi nelle stesse modalità del diaulos. Al giorno d’oggi definiremmo l’Ippios dromos una gara di mezzofondo veloce, in quanto si svolgeva sulla distanza di 4 stàdia, circa 800m. L’Oplitodromìa, invece, era la corsa in armi, in cui gli atleti correvano con scudo, elmo e schinieri, sulla distanza del diaulos. La Lampadedromìa era una staffetta che si svolgeva alle Panatenee partendo dall’ara di Prometeo, vicino l’Accademia, fino all’Acropoli: il cosiddetto testimone era una fiaccola accesa al fuoco dell’ara. Infine lo Stàdion femminile si svolgeva su una distanza corrispondente a circa 160m, 5/6 di uno stàdion. Alessandro De Rosa è laureato in lettere classiche, dottore di ricerca in archeologia, archeologo. |