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di Giorgio Rondelli (Articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 12 novembre 2009)
Peter Snell, Murray Halberg, Barry Magee, John Davies, Rod Dixon, John Walker e Dick Quax. Oltre a quelli del rugby anche l’atletica leggera neozelandese ha avuto i suoi all blacks. Un settebello di campioni del mezzofondo e fondo che hanno regalato al proprio paese ben nove medaglie olimpiche a partire dai giochi di Roma 1960 a quelli di Montreal 1976.
Tutti o quasi con un unico ispiratore: coach Arthur Lydiard, il padre del marathon system training, un metodo di allenamento che metteva alla base di tutta la preparazione invernale l’endurance di alta qualità, condizione ritenuta indispensabile per potere poi sviluppare al meglio i lavori veloci e di resistenza e potenza lattacida nella successiva primavera-estate. Il menu imposto da Lydiard ai suoi atleti, fossero corridori di 800 metri o di maratona, partiva da un minimo settimanale di 100 miglia, circa 160 chilometri, in su. A chi guardava con scetticismo ai suoi metodi di lavoro Lydiard offrì una dimostrazione epocale ai giochi olimpici di Roma conquistando la medaglia d’oro sugli 800 metri con Peter Snell, un altro oro sui 5000 con Murray Halberg, ex giocatore di rugby passato poi all’atletica in seguito ad un gravissimo infortunio di gioco che gli aveva offeso in modo irreparabile la spalla sinistra ed infine il bronzo nella storica gara di maratona vinta da Abebe Bikila. Sorprendente fu la vittoria di Peter Snell che quattro anni dopo a Tokio fece addirittura doppietta 800/1500 con il connazionale John Davies bronzo, soprattutto perché il neozelandese riuscì a battere il primatista mondiale belga Roger Moens che affranto dopo la sconfitta disse : “Sono stato battuto da un atleta che si allena come un maratoneta.” Negli anni settanta toccò al trio Dixon - Walker - Quax rinvedire il mito degli all blacks del mezzofondo neozelandese. Il primo, bronzo olimpico a Monaco sui 1500 nel 1972, riuscì a vincere anche la maratona di New York nel 1983 in 2.08.59. Il secondo campione olimpico sui 1500 a Monteral nel 1976 è stato il primo uomo a correre il miglio sotto il muro dei 3.50. Il terzo, argento olimpico sui 5000 a Montreal dietro Lasse Viren è stato anche primatista mondiale sui 15 km. Trent’anni dopo la bandiera dell’atletica della Nuova Zelanda è adesso Valerie Vili oro olimpico nel 2008 a Pechino e due volte campionessa mondiale nel 2007 ad Osaka e nel 2009 a Berlino nel getto del peso. Una ragazzona di padre inglese e madre maori che con il suo metro e 93 cm x 120 kg non sfigurerebbe certo nel pacchetto di mischia degli all blacks del rugby, anche per la sua ferocia agonistica. Forse sarà un caso, ma Valerie è nata 25 anni fa a Rotorua proprio la località vicino ad Auckland dove Arthur Lydiard portava i suoi atleti a sfiancarsi sulle colline sino all’esaurimento fisico per affinare il loro killer’s instintc, cioè la voglia di uccidere (sportivamente) gli avversari in gara. Nello sport in Nuova Zelanda non si sono mai fatti prigionieri. |