|
|
|
|

|
Home Medicina INFORTUNI FRATTURE DA STRESS di Luca Vena
|
|
FRATTURE DA STRESS di Luca Vena |
|
|
|
Una frattura da stress avviene perché i normali processi riparativi dell’osso non riescono a controllare delle microlesioni. Normalmente, nei siti delle microlesioni da fatica avviene un rimodellamento fisiologico dell’osso che porta ad un aumento della resistenza dell’osso nel sito di maggiore sollecitazione. Tuttavia, in condizioni che causano improvvisi cambiamenti nella concentrazione dello stress, stress eccessivamente alti o un cambiamento nella distribuzione delle forze, il tasso di frattura da fatica può sopraffare il processo riparativo e compare un indebolimento dell’osso. Se lo squilibrio tra microlesioni da fatica e riparazione prosegue, può avvenire la frattura.
Una situazione che può causare quest’evento è una lesione dell’arto opposto, che porta ad un incremento delle forze agenti sul lato sano. E’ stato dimostrato che anche la fatica muscolare causa improvvisi incrementi del carico. Un muscolo normalmente funzionante ha un effetto protettivo sull’osso in quanto distribuisce le sollecitazioni lungo la sua inserzione sull’osso. In caso di affaticamento muscolare, l’andatura del corridore si altera e causa un aumento di assorbimento degli urti e dei carichi d’impatto; quindi quando un atleta, a dispetto di una lesione, affronta l’impegno sportivo con uno scarso condizionamento e un alto livello di motivazione, è altamente predisposto ad una frattura da stress. Gli squilibri biomeccanici possono anche portare fratture da stress nell’atleta che corre. Gli atleti che corrono su superfici dure, indossano scarpe scarsamente imbottite e battono pesantemente il tallone per terra sperimentano carichi d’impatto molto elevati. Nei corridori con piede cavo rigido, il mesopiede assorbirà meno gli urti durante la fase di risposta al carico del passo, il che porterà ad un aumento degli stress metatarsali. I corridori con iperpronazione possono trasferire maggiori sollecitazioni lungo il versante mediale della tibia o, se la pronazione è abbastanza grave, possono, di fatto, provocare lesioni peroneali da stress. Un primo metatarso ipermobile o un secondo metatarso lungo causerà un incremento delle forze agenti sul secondo metatarso portando ad una possibile frattura da stress. La diagnosi di fratture da stress può essere difficile secondariamente a sintomi vaghi o ad esordio insidioso. Un’anamnesi accurata è essenziale nel porre una diagnosi tempestiva che può prevenire una prolungata assenza dalle competizioni. Le modifiche del chilometraggio, la superficie di corsa, il tipo di scarpa, la dieta, le irregolarità mestruali, e il particolare sport cui l’atleta partecipa dovrebbero far parte dell’anamnesi iniziale. L’esame obiettivo può rilevare una tumefazione scarsa o assente ma solitamente mostrerà una iperestesia locale alla palpazione del sito di frattura. I reperti radiografici sono spesso nella norma nelle prime 3-4 settimane dalla lesione. Il solo sospetto può essere adeguato per dare inizio al trattamento, ma se si desidera una diagnosi precoce più definita è utile effettuare una RMN. una TAC o a volte una Scintigrafia ossea. Il trattamento delle fratture da stress nell’atleta che corre deve implicare non solo il trattamento della frattura, ma anche la correzione della causa sottostante. La classica “ frattura da stress del corridore” è localizzata nel terzo distale del perone, ma vi sono nelle casistiche anche altre sedi come tibia, malleolo mediale, metatarsi, scafoide tarsale, sesamoidi astragalo. La maggior parte delle fratture da stress può essere trattata limitando il chilometraggio della corsa a livelli di confort. Se il dolore persiste, il corridore viene fermato e si dà inizio ad esercizi a gravita eliminata, come il nuoto, la cyclette. Di solito l’immobilizzazione gessata non è necessaria e dovrebbe essere evitata perché l’atrofia muscolare e la rigidità articolare ad essa associata possono causare una significativa disabilità per l’atleta competitivo. Ci si può aspettare che la frattura guarisca in 4-15 settimane. Le eccezioni al trattamento suddetto sono le fratture da stress del femore prossimale, del quinto metatarso dello scafoide tarsale e lesioni anteriori della tibia. In questi casi, si impone una sospensione dell’attività fino a completa risoluzione del dolore o all’attuazione di altri interventi. Questo impedirà una scomposizione della frattura , che richiederebbe un intervento chirurgico. In alcuni casi, può essere indicato un intervento precoce con deambulatori pneumatici e ultrasuonoterapia, magnetoterapia , onde d’urto. La maggior parte degli squilibri biomeccanici può essere corretta con modifiche della scarpa. Se la frattura da stress è secondaria alla corsa su superfici dure o ad una pesante battuta del tallone, una scarpa ben imbottita può essere tutto quello che necessita. Un piede cavo rigido dovrebbe essere trattato con un supporto flessibile dell’arco posto in una scarpa molto imbottita. Al corridore con iperpronazione o con un primo metatarso ipermobile può essere prescritto un supporto morbido per l’arco mediale. Per il corridore con un secondo metatarso lungo, una imbottitura metatarsale appena prossimale al secondo metatarso fornirà lo scarico necessario. Nel paziente che non presenta significativi squilibri biomeccanici e non risponde a normali modalità terapeutiche si deve considerare una patologia metabolica sottostante. Gli squilibri ormonali e i disordini nutrizionali o anemici possono contribuire al collasso osseo. Per uno screening iniziale, si dovrebbero eseguire gli esami routinari di laboratorio, come i valori del calcio e del fosfato e un emocromo con formula, VES, fosfatasi alcalina, valori di T3 e T4, SGOT, FSB e BUN |
|
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 30 maggio 2007 )
|
|