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di Marta Bregante
Nato ad Assisi il 10 febbraio 1989, Riccardo Passeri, militante nella Propatria Cus Milano, è fra i cinque juniores convocati dalla nazionale per difendere l’orgoglio azzurro ai prossimi campionati europei di cross del 14 dicembre. In attesa di vederlo in gara sui prati belgi gli abbiamo posto alcune domande:
L’atletica ora è il tuo sport, ma quando e come hai iniziato ad appassionarti? Pratico l’atletica seriamente da circa due anni, prima facevo calcio, ma ho lasciato il football perché non è un mondo adatto a me, anche perché mi sono accorto che facendo gare individuali, ho provato emozioni bellissime imparando molto anche dal punto di vista umano. Ho cominciato ad assaporare il gusto delle sfide che mi si proponevano, accettando le sconfitte e festeggiando le vittorie, sapendo che quello che facevo, la fatica e i sacrifici, lo facevo per me. Chi è il tuo allenatore? Francesco Fracassini, un ottimo tecnico che mi dà preziosi consigli anche tattici, essendo stato da giovane un atleta di livello. Adesso è arrivata la convocazione nella squadra nazionale, è stata dura da raggiungere? Come ti eri preparato? Sì, non è stato facile, ho lottato fino alla fine, soprattutto nell’ultima prova a Condino, dove sapevo di dover dare davvero il massimo, poiché avevo alle spalle altre due prove non brillantissime ad Osimo e Volpiano. Per fortuna sono riuscito addirittura a vincere e questo mi ha aperto le porte alla maglia azzurra. Mi ero preparato piuttosto bene, quest’estate sono andato in ritiro a St. Moritz con i miei compagni di squadra, poi a settembre ho preso parte a molte gare in pista per velocizzarmi, mentre durante ottobre e novembre ho ripreso a immagazzinare chilometri. Peccato che, al cross di Osimo abbia avuto un problema di asma, difficoltà con cui convivo e che ogni tanto salta fuori. A proposito dei tuoi compagni di squadra milanesi, come ti trovi in questa situazione, doverti allenare in Umbria e poter andare raramente a Milano? Per me è molto stimolante, infatti vivendo a Bastia (provincia di Perugia,) mi alleno da solo e non ho possibilità di confronto, invece quando sono a Milano posso confrontarmi con atleti di un certo livello. Inoltre, a Milano sono seguito da un grande tecnico quale è Giorgio Rondelli. Per me quindi salire al nord è sempre un’esperienza molto utile. Che scuola frequenti? Hai hobby? Frequento il primo anno della facoltà di chimica a Perugia, quindi, tra gli otto-nove allenamenti settimanali e lo studio, non mi rimane molto spazi nel tempo libero che sfrutto uscendo con gli amici. Cosa vuoi fare da grande? Se ne avrò la possibilità e la capacità, vorrei fare l’atleta, oppure trovare un lavoro nel campo della chimica, se possibile. Pregi e difetti del Riccardo in pantaloncini e maglietta sulla linea di partenza. Meglio cominciare dai difetti, sono più evidenti: Riccardo in campo è testardo, impaziente, angoscioso e molto irritabile. Pregi? In alcuni casi la testardaggine può diventare anche positiva, poi c’è la determinazione e il coraggio, indispensabili per provarci fino alla fine. Cosa cambia nel ragazzo in jeans fuori dal campo? Nella vita di tutti i giorni sono un ragazzo pignolo, tranquillo e sereno, non mi arrabbio e non sono permaloso, spero di essere abbastanza simpatico, vivo la vita così com’è, accettando tutto e non buttando niente. Tornando al tema degli Europei? Non ho le idee molto chiare, per me è la prima competizione fuori dall’Italia, non vedo l’ora di affrontare atleti stranieri. L’obiettivo generale che mi sono posto è di arrivare il più avanti possibile, magari entro i primi 15, incrociando le dita… Incrociate. |